Crisi Bancarie

Il Governo approva due decreti salva Banche!

Il Governo approva due decreti che serviranno a “salvare” (o quanto meno a provarci) le Banche che dovessero trovarsi in difficoltà finanziaria, come avvenuto (e ancora alcune ci si trovano ancora) in questi ultimi anni. E chi dovrà salvarle?

Il governo ha approvato in via preliminare due decreti legislativi che, l’Europa con la direttiva 2014/59/UE, aveva chiesto di introdurre. Questi due decreti modificano il Testo Unico Bancario (385/93) riguardante proprio le “Crisi Bancarie”, quindi dal 2016 i primi a rispondere alle Banche in caso di “loro dissesto economico”, saranno in primis i soci (quindi tutti gli azionisti della Banca che dovesse trovarsi in situazioni finanziarie precarie), poi i sottoscrittori obbligazionari ed infine i correntisti con depositi superiori a 100mila euro (al disotto di questa cifra vige ancora la garanzia sui depositi); solo successivamente è prevista l’eventuale partecipazione dello Stato (bail-out).

L’ordine di chiamata (Bail-in)

Il recepimento della direttiva 2014/59/Ue riguardante il risanamento e la risoluzione del settore creditizio e degli intermediari finanziari, riconosciuta come Brrd, il cui termine scadeva il 31 dicembre 2014 e su cui l’Italia ha già incassato una “messa in mora” da Bruxelles, prevede il recepimento dello strumento del “bail-in”. In cosa consite questo strumento? Dal 1 Gennaio 2016 se una Banca si dovesse trovare in difficoltà economiche (come successo dopo il fallimento della Lehman Brothers nel 2008) invece che l’intervento Pubblico (o Europeo) il metodo di salvataggio consisterà in un “Ordine di Salvataggio” così distribuito.

L’istituto di credito in crisi dovrà utilizzare il proprio capitale, mentre la Banca d’Italia dovrà mettere in atto tutte le misure per reperire risorse (ad esempio, vendendo gli asset). Se questi due interventi non dovessero bastare, scatta l’intervento da parte dei privati (soci/azionisti dell’istituto di credito in crisi), in questo ordine:

  1. Soci della Banca.
  2. Azionisti della Banca
  3. Creditori (coloro i quali possessori di obbligazioni della banca in questione)
  4. Correntisti con depositi uguali o superiori a € 100.000,00 (conti correnti, conti deposito ecc..)

Se l’Istituto Bancario non dovesse tuttavia riuscire a salvarsi dopo gli interventi elencati sopra, potrà intervenire il capitale pubblico, attraverso un fondo appositamente costituito a livello nazionale e finanziato dagli stessi istituti bancari e il fondo europeo SRF (Single Resolution Fund). Sembra che per ora I piccoli risparmi siano stati salvaguardati, così come i contenuti di cassette di sicurezza e deposito titoli.

La domanda è: nel caso di salvataggio, i soldi messi dai Soci, Azionisti, Creditori e Correntisti, verranno mai resi?